28/08/11

Verrine di fichi, leggere e dolcissime per il contest "Fichi e uva"

Ed eccoci qua, pronti per ricominciare dopo una vacanza lunga un mese. Un mese di relax era quello che ci voleva: passeggiate, fotografie, cibi squisiti, amici, libri e ... tanta pigrizia. Adesso, una volta riempito il frigo, lavato e stirato i panni non rimane che rimettersi in marcia con le pile belle cariche. Al mio rientro in città sono passata in edicola e ho comprato le mie solite fidate riviste di cucina, ben tre! Sarà contento l'edicolante, ma non posso resistere: ogni volta le foto di copertina mi attirano, per lo stile, per i colori, per i temi proposti e questa volta ho trovato delle pagine meravigliose dedicate ai fichi. Le ho sfogliate più volte e mi sono detta che avrei dovuto preparare qualcosa anch'io e alla fine ho optato per un dessert.
Queste verrines sono velocissime da preparare e leggerissime. Non ho utilizzato grassi di alcun tipo, anche se ero tentata dalla panna montata inoltre, ho evitato oculatamente l'utilizzo del forno che ancora non rinetra tra i top della settimana da rientro :)

Ingredienti per 3 verrine:
450 gr di fichi verdi
3 cucchiai di zucchero a velo
gocce di essenza di vaniglia
6 biscotti secchi
150 gr philadelphia

Esecuzione: lavate e asciugate i fichi, tagliateli a rondelle e metteteli da parte. Sbriciolate finemente i biscotti oppure frullateli. Mescolate il philadelphia con lo zucchero a velo fino a quando il composto sia montato e sia diventato soffice. Distribuite nelle verrine gli ingredienti a strati:primo i biscotti sbriciolati, secondo le rondelle di fichi, terzo il philadelphia, quarto altre rondelle di fichi e per ultima cosa una piccola nuvola bianca di philadelphia, per decorare. Mettete in frigo per 20 minuti e servite. 

 Con questa ricetta partecipo al Contest di AboutFood

Share:

24/08/11

Antipasto veloce con allo speck per il Contest "Aceto Sopraffino"

Le mie vacanze sono agli sgoccioli e oggi il mio umore non è dei migliori. Ieri abbiamo fatto un ultimo breve viaggio tra le Dolomiti per salutarle prima della partenza, abbiamo ammirato panorami mozzafiato e scattato fotografie per imprimere il ricordo di questi luoghi incantati. Una parte di me rimane profondamente ancorata a questi luoghi; una metà della mia famiglia trova nel Cadore le sue origini e i miei ricordi di bambina mantengono vivo un sentimento di vero attaccamento alla montagna, ai suoi colori, ai suoi fruscii e ai suoi sapori. Ieri abbiamo deciso di fare una veloce gita a Corvara, dista solo 35 km dal nostro paese, e in una mezz'ora ci siamo arrivati. Alle undici di mattina c'era un caldo atipico per la zona e quando siamo usciti dal ristorante, non c'era anima viva per la strada, erano tutti dentro a riposare e a rilassarsi nel dopo pranzo. Il panorama era bellissimo: l'Alta Badia ci ha accolti con i suoi prati rasati,s'intravvederva il fieno tagliato e pronto per essere raccolto, le ovovie trasportavano turisti su e giù dalle stazioni sciistiche che in questo periodo sono lunghe e scoscese distese di erba verde e morbida. A pranzo abbiamo ovviamente optato per un ristorante della tradizione e io mi sono gustata due canederli, uno allo speck e l'altro al formaggio e poi una bella polentina con formaggio alla piastra. Un pranzo niente male con quel caldo vero? Vi assicuro che non avrei potuto scegliere una leggera bresaola con l'animo in pace,quando mi ricapita di gustarmi dei piatti del genere?! Una volta soddisfatta la mia curiosità culinaria (non che servissero veramente delle conferme, era pura golosità), siamo ripartiti e abbiamo percorso il Passo di Campolongo, abbiamo attraversato Arabba e ci siamo fermati poco prima di Colle Santa Lucia per goderci dall'alto il paesaggio. Il Monte Civetta si ergeva in tutta la sua grandezza e brillava al sole, in basso si vedevano il lago di Alleghe, Caprile e le strade che portano verso Sottoguda per arrivare al Marmolada; la mia immaginazione indovinava le curve che le montagne nascondevano alla vista. Lo so, la mia nostalgia è palpabile ma è inevitabile appena prima di dire arrivederci alla casa che mi ha regalato tanta gioia per un mese intero...
Per rallegrare lo spirito e i palati adesso vi voglio regalare una ricettina super veloce, fatta di tradizione e di contrasti. Quando abbiamo avuto il piacere di ospitare a casa i nostri amici, ho proposto un antipasto a base di speck. Adoro questo piatto perché lo speck è un prodotto fatto artigianalmente, un alimento profondamente legato alla tradizione e il salumiere spesso e volentieri dona consigli sulla stagionatura, il sapore e l'accostamento. Per questo antipasto vi consiglio di farvelo tagliare molto sottile in modo da potere ottenere una composizione più ricca nel piatto e per meglio maneggiare le fette.

Ingredienti per 4 persone:
1 hg di speck invecchiato
16 prugne secche californiane denocciolate
glassa di Aceto balsamico 

Esecuzione: calcolate di distribuire per ogni commensale 4 fette di speck con altrettante prugne. Avvolgete le prugne nello speck giocando con il salume in modo da ospitare gradevolmente il frutto e cercano di comporre un morbido fiore. Distribuite i bocconcini nel piattino da antipasto e aggiungete delle gocce di glassa di Aceto balsamico. Il contrasto tra dolce e salato è gradevole e il piatto è di veloce e semplice realizzazione.



Con questa ricetta partecipo al Contest di La cuochina sopraffina in collaborazione con R2M.

Se avete la fortuna di trovarvi in Cadore oppure in Trentino o in Badia, vi consiglio un altro veloce e stuzzicante abbinamento con lo speck da gustare per un aperitivo. Procuratevi una puccia, tagliatela e fate dei mini panini con lo speck...golosissima!! La puccia? E' un pane fatto di farina di segale, farina di grano tenero, lievito e aggiunta si semi di cumino, tipico di queste zone.

Share:

15/08/11

Cuori allo speck e semi di papavero per il Contest di Alce Nero

La montagna per me è sinonimo di natura, purezza, silenzio, tradizione e un tuffo nel passato. Il passato appartenente alla tradizione montana e quello della mia infanzia. Le mie montagne sono le Dolomiti e il luogo dei miei ricordi è Selva di Cadore. Lo sguardo si perde sulle cime del Marmolada, indugia sulle pendici del Monte Pelmo e cattura le cime del Civetta.  Vedo una bambina correre nei prati ripidi, pantaloncini corti rossi, maglietta a righe bianche e rosse e due codine ondeggianti. I suoi sandali male si prestano alle salite e alle discese scoscese, ma l’agilità della giovane età supplisce ai limiti di calzature poco adatte.  Le estati trascorse a casa della nonna materna offrono l’opportunità di sperimentare la natura da vicino e di intravvedere quello che ancora rimane di un mondo sapiente e lontano. Solo in età adulta quella bambina riuscirà ad indagare in profondità tutto ciò che i suoi giovani occhi avevano solo lontanamente saputo cogliere. I pomeriggi trascorsi a rastrellare l’erba asciugata al sole erano per me un diversivo, mi improvvisavo a maneggiare un rastrello di legno un po’ troppo grande e il pomeriggio passava in fretta. Intanto mia nonna riempiva la gerla sollevando il fieno con la forca, se la caricava in spalla e lentamente risaliva il prato ripido per depositare il fieno nel fienile. Poi, lentamente tornava da me e ricominciava a riempire la gerla. Faceva molta fatica ad andare e venire con quel peso sulla schiena, ma non ho mai sentito un suo lamento. I nostri attrezzi erano tutti fatti in casa; la gerla era stata intrecciata dal bisnonno (sconfiniamo nel 1800), il rastrello e la forca erano stati costruiti dal nonno, un abile lavoratore del legno che per vivere vendeva e lavorava il legname. Una volta finito di lavorare sui prati, io correvo verso il fienile, aprivo la botola che portava direttamente alla stalla e mi lanciavo felice tra il fieno soffice e appena depositato. Mi sembra ancora di sentire quel profumo intenso e il pizzicare dell’erba secca sulle gambe. Mucche, pecore, galline, galli e cani facevano da sfondo a questa vacanza montana. L’acqua sgorgava freddissima dal rubinetto, ancora oggi è così, mi lavavo le mani e correvo in cucina per una merenda. In uno stipetto c’era sempre pronta una forma di formaggio con tanto di coltello alla mano, pronto per affettare e dare ristoro immediato a chi si avventava con fame e golosità. Con il tempo, i ricordi di bambina si sono fatti più consapevoli. La nonna era essenziale nei suoi modi di fare, semplice, sapiente, rifletteva quella conoscenza delle cose che proviene dalla necessità. Non vi erano eccessi in lei ; il suo era amore puro, per la famiglia e per la sua terra; era protezione per le cose più fragili, come le coltivazioni che faticano a crescere  in montagna e per le quali un clima troppo rigido nel periodo estivo significa un mancato raccolto e un vero dispiacere.

La ricetta che vi propongo è fatta di ingredienti provenienti dalla zona di cui vi ho appena parlato. I semi di papavero sono molto utilizzati per primi piatti e per dessert. I Casunziei ampezzani sono un esempio classico di utilizzo dei semi di papavero, così come la torta ai semi di papavero. Per lo Speck, anch’esso protagonista in tavola con la sua tradizione ancorata al territorio, ho utilizzato il tipo invecchiato, dal sapore intenso. Inutile dirvi che molti amano confezionare i salumi in modo autonomo, senza appoggiarsi ai negozianti. Nella mia stessa famiglia, mio zio si adopera nella preparazione di pancetta e salame; in tema di biologico, non vi è alcun dubbio sulla genuinità degli alimenti. Non vi sono aggiunte di additivi o conservanti, solo un uso sapiente degli ingredienti. Il burro utilizzato è di malga, di colore giallo e dal profumo intenso. E’ possibile acquistarlo direttamente in malga e posso assicurare che il suo sapore fa la differenza nella riuscita del piatto.

Ingredienti per 4 persone:
1 zucchina
olio extravergine di Oliva Alce Nero
sale
pepe
1 hg speck 
40 gr burro di malga
280 gr pasta di semola di grano duro
3 cucchiai di ricotta di pecora
1 cucchiaio di panna
semi di papavero qb

Esecuzione:  lavare la zucchina e frullarla aggiungendo a filo l’olio extravergine di oliva Alce Nero, un pizzico di sale e poco pepe nero macinato. Versare in una ciotola capiente la zucchina appena frullata e mettere da parte, eliminare il succo di zucchina in eccesso con l'aiuto di un cucchiaio. Tagliuzzare a striscioline lo speck, farlo saltare in una padella in cui avrete sciolto il burro in modo da renderlo scroccante e metterlo da parte. Non salare o pepare, è già saporito di suo e nel suo sapore si racchiude la bontà del piatto! Mentre la pasta cuoce, in un pentolino ammorbidire la ricotta a fuoco lento, aggiungervi la panna e una noce di burro,lasciare cucinare per qualche minuto fino a quando non avrà raggiunto la consistenza di una crema e mescolarvi i semi di papavero.Scolare la pasta, versarla nella ciotola e mescolarla con la zucchina, aggiungere lo speck e impiattare. Aggiungere una cucchiaiata di crema di ricotta e guarnire con qualche strisciolina di speck.



Con la mia storia e con questa ricetta patecipo al Contest di Alce Nero.

Share:

10/08/11

Formaggio Schiz: un piatto fatto di tradizione e semplicità

Queste vacanze si stanno dimostrando davvero profique. In termini di relax il clima della montagna per me non ha eguali: sveglia al mattino con 5 gradi (avete capito bene!!) dopo una dormitona compatta sotto la trapunta, cielo terso e vette all'orizzonte, in pratica un dipinto davanti agli occhi. Spesa mattutina alla bottega del paese e qui scatta il raptus della blogger che c'è in me. Mi inoltro tra gli scaffali, tocco i prodotti (non ho mai sopportato quelli che toccano le cose e poi le rimettono con noncuranza al loro posto e ora guarda come mi ritrovo), leggo ogni etichetta, anche quelle scritte piccolissime, faccio domande su ingredienti e produttori e a volte vengo guardata con sospetto...caspita, una turista a casa propria! Qui in Cadore in questo periodo ci sono turisti, specialmente vicentini, veneziani e padovani. Io dopo 12 anni di Milano mi sono un pò imbastardita nella cadenza, ma quando voglio il mio essere bellunese inside riprende il sopravvento e mi aiuta a distinguermi dal turista tout court. Rimane il fatto che il mio approccio ai prodotti va oltre il semplice interesse del turista e a volte la situazione diventa comica. Insomma, per Gente del Fud ho fatto tanti piccoli acquisti e siccome molti di questi hanno a che fare con prodotti caseari, il mio frigo ospita disordinatamente formaggi di vario tipo...la ricotta affumicata mi ricorda con il suo persistente odorino che la devo utilizzare in questa e quest'altra maniera. Ma veniamo alla ricetta, scusate il divagare.
In Cadore e nel bellunese in termini più allargati, si utilizza spesso e volentieri un formaggio denominato Schiz. Si tratta di un formaggio che nasce dalla cagliata del latte appena munto e il suo nome ricorda lo schizzare dei malgari al momento della presa del caglio. E' di colore bianco, di pasta compatta e di forma rettangolare. 
La ricetta più tradizionale seguita in famiglia ma anche al ristorante (o baita) è la seguente:

Ingredienti per 4 persone:
fette di schiz (circa 8 etti)
burro
sale
panna

Esecuzione: fare sciogliere 30 gr di burro in una pentola antiaderente, adagiare le fette di formaggio avendo cura che non si tocchino tra loro. Rosolare a fuoco vivace da ambo le parti, salare leggermente e aggiungere panna liquida in modo che questa bagni le fette ma senza coprirle completamente. Lasciare addensare la panna e servire in tavola accompagnato da un pò di polenta. Personalmente, adoro aggiungere qualche granello di pepe nero a fine cottura, per contrastare la delicatezza del formaggio.


Share:

07/08/11

My taste for Food e Gente del Fud: si apre una nuova stagione

Buongiorno a tutti! 

Nel mio ultimo post nel mese di luglio, vi ho lasciati augurandovi buone vacanze e preannunciando i lavori in corso che avrebbero interessato il mio blog. In effetti le vesti grafiche sono completamente rinnovate, vi sono pagine nuove dedicate a vari argomenti e posso dire con immensa felicità che adesso veramente il mio blog mi rispecchia fedelmente, anche nella forma! 
I lavori di ristrutturazione non sono completamente ultimati; approfitterò del mese di agosto per aggiornare le pagine e per definire alcuni particolari. Solo ancora un po' di pazienza ;) so che ne avete eccome!!

Ma veniamo ora a quello che più mi preme raccontarvi: Gente del Fud.
Lo scorso mese di luglio sono entrata a far parte di questo Gruppo nato dall'iniziativa del Pastificio Garofalo. La mia partecipazione e quella dei food blogger facenti parte della comunità, consiste nel condividere sapori, origini e caratteristiche di tutti quei prodotti che sono legati alla tradizione. Tradizione significa amore per i prodotti che la terra ci offre, riscoprire lavorazioni antiche che ancora oggi si mantengono intatte nel tempo, fare rivivere emozioni legate al mondo del cibo dove la genuinità affiora non solo dai prodotti ma anche dal cuore di chi si occupa quotidianamente della loro produzione. Ecco cosa racchiude per me il termine Tradizione. 
Ma Gente del Fud non è solo questo, è molto di più. Personalmente credo che l'anima del Progetto sia la condivisione della nostra conoscenza dei prodotti, gli scambi (posso dire quotidiani senza esagerare??) di informazioni e di impressioni tra food blogger e tanta voglia di crescere insieme divertendoci. 
Un grazie a chi mi ha dato la possibilità di entrare a fare parte di questo Gruppo, a Emidio, Giorgio, Valentina e un saluto a  tutti i food blogger che partecipano al Progetto!

Valentina

Share:
pipdig